LA STORIA

CARTELLONISTICA STRADALE e stampa digitale: 
una IMPORTANTE E PROFESSIONALE STORIA a livorno

ENRICO NOBILI 
La Nobili Pubblicità nasce con la figura del suo unico "ideatore": 
Enrico nasce a Firenze il 7 agosto del 1922 e agli inizi degli anni ‘30 si trasferisce con tutta la famiglia a Massa, dove al padre è affidata la redazione locale de "Il Telegrafo". Qui Enrico frequenta con ottimi risultati il "Regio Istituto d'Arte" dove, nel 1939, consegue il diploma di "Capo d'Arte del Marmo e della Pietra".
Appena diplomato, la famiglia si trasferisce di nuovo: destinazione Livorno. Ansaldo ha chiamato Aulo a dirigere la redazione del nuovo giornale cittadino "La Gazzetta del Popolo".
L'attività di Aulo non si limita alla direzione della redazione del giornale: la sua grande competenza del mondo dello spettacolo, maturata nella organizzazione di tante stagioni teatrali e liriche per conto dell'ordine fiorentino dei giornalisti, lo fa editore di una pubblicazione, "La Guida dello Spettatore", diretta alla promozione dell'attività teatrale in genere, ed anche responsabile ed organizzatore degli annuali "veglioni della stampa".
A questa scuola di giornalismo pionieristico e di sfrenata quanto disinteressata passione per lo spettacolo, Enrico affina le sue notevoli capacità giornalistiche e le sue innate doti imprenditoriali.
La necessità di trovare fondi per le pubblicazioni del padre - le attuali sponsorizzazioni - lo spinge a fondare un' impresa a suo nome denominata "Servizio Pubblicità Generale" di Enrico Nobili. È il 3 novembre 1946. Da quella data, per quarantuno anni, Enrico ha inventato, scoperto, suscitato e svolto attività sempre nuove nel campo della pubblicità, assecondando il mutare delle condizioni storiche e sociali fino a diventare un caposcuola difficile da imitare.
Nella Livorno ancora distrutta dai bombardamenti e dove le biciclette la facevano ancora da padrone, iniziarono a girare per la città dei grandi cartelli pubblicitari - almeno così dovevano sembrare a quell'epoca - corredati di ruote e trainati da biciclette o tricicli, che richiamavano l'attenzione sui primi spettacoli del dopoguerra. Erano cartelli della "PUBBLIVELOX".
Coniugando la curiosità giornalistica e la sua vena artistica in una macchina fotografica, Enrico dette vita ad una nuova sigla, la "PUBBLIFOTO", un'antenata delle agenzie fotografiche che documentava gli avvenimenti di cronaca per la stampa.
Il "PUBBLIFON", invece, è stata un'altra grande intuizione di Enrico: doppiava in "diretta" i primi film d'oltreoceano, leggeva i fonogiornali nelle sale cinematografiche, annunciava le formazioni allo stadio, presentava spettacoli, premiazioni e manifestazioni.
Con la "PUBLISTUDIOS", prima, e la "PUBBLISTRADE" poi, la sua inventiva tecnica e la sua vena artistica si riversarono nella progettazione, realizzazione ed installazione di mezzi pubblicitari di ogni tipo.
Anche la pubblicità retroilluminata è stata una sua invenzione, soprattutto nella possibilità di realizzarla a costi molto bassi. Con tela di cotone incorniciata e verniciata con delle semplici tempere lavabili, un cassone di legno e qualche tubo al neon all'interno, Enrico inventò i cartelli retroilluminati monofacciali o bifacciali.
L'esperienza maturata in questo colosso del settore, lo portò a dar vita ad un altro ramo della sua impresa, la "PUBBLISTADIO". In pochi anni riuscì ad aggiudicarsi le concessioni esclusive per la pubblicità all'interno di numerosi campi da gioco: Livorno, Viareggio, Grosseto, Forte dei Marmi, Pontedera, Seravezza, e tanti altri campi minori.
Enrico, finita la collaborazione con il padre, che era andato in pensione da "Il Telegrafo", assunse la rappresentanza per Livorno della Società per la Pubblicità Editoriale (S.P.E.).
Enrico è stato un continuo turbinio di iniziative, di invenzioni, di improvvisazioni, di tempestive soluzioni tecniche che lo hanno stimolato e accompagnato fino a quando il suo fisico è stato in grado di rispondere a queste sollecitazioni. Le forze che sostenevano la sua grande personalità iniziarono ad abbandonarlo a metà degli anni ottanta e, lentamente lo strapparono alla vita che tanto amava. Era il 15 giugno del 1987, aveva 65 anni: troppo presto, forse, per lasciare la vita, la famiglia, gli amici e il lavoro. Con il costante appoggio della famiglia e la collaborazione di professionisti, operai e impiegati che per quarant'anni lo hanno aiutato a dare vita alle sue intuizioni ed a realizzare i suoi progetti, Enrico è riuscito a collocare la propria azienda fra le prime in Italia, lasciando una preziosissima eredità che ancora oggi garantisce il futuro dei suoi tre figli. L'eredità di una forte e tenace personalità, di una grande capacità professionale e imprenditoriale e di una notevole sensibilità artistica.
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